

convegno di studi
gli ebrei italiani dai vecchi stati all'unità
Museo Ebraico di Bologna
9 Novembre 2011
Il Convegno di studi GLI EBREI ITALIANI DAI VECCHI STATI ALL’UNITÀ,
che si pone oramai alla chiusura degli eventi che hanno segnato il
150° dell’Unità d’Italia e che vede la
partecipazione tra i più noti specialisti della materia, intende
contribuire anche come una riflessione su argomenti e tematiche che si
sono dibattute nel corso del 2011 sia in analoghe iniziative che sulla
pubblicistica. Un confronto scientifico e metodologico che non intende
assolutamente chiudere l'anno delle celebrazioni per quanto
riguarda il contributo degli ebrei al Risorgimento, ma che vuole invece
rilanciare ulteriori approfondimenti e studi in campi ancora poco
conosciuti. Allo stesso modo è ancora in gran parte da
evidenziare l’impegno dei numerosi ebrei emiliano-romagnoli per
il raggiungimento della libertà e di un unico Stato:
l’Italia. A questi illustri personaggi e ad altri rimasti
più nell’ombra viene dedicata nel Convegno una specifica
sessione dal titolo Il contributo degli ebrei al Risorgimento in Emilia-Romagna,
alla quale partecipano specialisti provenienti da tutte le
realtà territoriali della nostra regione, mentre il Museo
Ebraico di Bologna dedica una specifica mostra a questi ebrei, che si
inaugura alle ore 18 a conclusione dei lavori.
Negli Stati italiani dell’ultimo decennio del Settecento gli
ebrei vivono ancora, dove sono presenti, chiusi nei ghetti, sottoposti
a molteplici restrizioni e in una condizione codificata di
subordinazione e inferiorità.
Il
dibattito sull’emancipazione, apertosi in molte parti
d’Europa nei decenni precedenti, suscita solo echi lontani.
Più che da un processo interno, la prospettiva
dell’uguaglianza viene agli ebrei italiani dalla Francia della
Rivoluzione francese, che vota l’emancipazione degli ebrei nel
1791, e poi dalle armate francesi e dagli sconvolgimenti portati in
Italia dal biennio giacobino e dal regime napoleonico, che abbatte i
ghetti e rende cittadini gli ebrei. E non a caso il primo ghetto
abbattuto, per non essere più ricostruito, è quello di
Venezia, durante l’occupazione francese, nel luglio 1797.
La Restaurazione restaura anche l’ineguaglianza e rinchiude gli
ebrei nei ghetti, se non materialmente, perché molti dei ghetti
scompaiono per sempre nella tempesta rivoluzionaria, per lo meno
idealmente, nella subordinazione e discriminazione.
L’emancipazione degli ebrei italiani accompagna da allora in poi
il processo di costruzione dell’Italia unita: numerosi sono gli
ebrei che partecipano ai moti del 1820-21 e a quelli del 1830-31, che
si impegnano nell’attività cospirativa mazziniana, che
partecipano all’ondata rivoluzionaria del 1848 e alla difesa
della Repubblica Romana. V’è nel mondo ebraico di questi
anni un’intima consonanza culturale e ideale con la costruzione
dello Stato unitario, un’identificazione profonda con i valori
liberali del Risorgimento. E gli ebrei divengono cittadini di questa
Italia in costruzione. Prima nel 1848 nel Piemonte sabaudo, dove
l’emancipazione è preparata da un vasto movimento sia
ebraico che non ebraico, e dove la sconfitta della I guerra
d’Indipendenza non impedisce a Carlo Alberto di mantenere
l’uguaglianza concessa ad ebrei e valdesi con lo Statuto
Albertino. Poi man mano che il territorio italiano si estende, gli
ebrei ottengono i pieni diritti e la parità giuridica: in
Lombardia, Toscana, Romagna, a Parma, a Modena, a Bologna. Entrati
nella politica, gli ebrei vi si impegnano con ardore, tanto a sinistra,
nei movimenti rivoluzionari e repubblicani, tanto nella Destra storica:
ebrei sono tanti dei seguaci di Mazzini e di Garibaldi, come ebreo
è Isacco Artom, il più stretto collaboratore del conte di
Cavour, anch’egli fervido sostenitore dell’emancipazione
negli anni che precedono il 1848.
Dopo il 1861 e la fondazione del Regno d’Italia resta solo Roma a
mantenere le discriminazioni e gli ebrei nel ghetto. Un ghetto
degradato e misero, che appare ormai come un residuo del passato
indegno di una società civile, che gli stranieri di passaggio
visitano come un oggetto di stupore e indignazione.
Il XX settembre 1870, con la breccia di Porta Pia cadono anche le mura
del ghetto romano e il plebiscito del 2 ottobre sancisce l’unione
di Roma al Regno d’Italia.
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Programma del convegno di studi
Ore 10.00 Saluti
Ore 10.30 | 13.00
Bruno di Porto | Università di Pisa
L’ebraismo italiano dalle realtà locali all’idea
unitaria
e alla nuova vita nell’Italia liberale
Anna Foa | Università di Roma La Sapienza
Ebrei e Risorgimento: la via italiana all'Emancipazione
Francesca Sofia | Università di Bologna
La nazione degli ebrei risorgimentali
Cristiana Facchini | Università di Bologna
Ebrei ed ebraismo italiano nel lungo Ottocento
Immagini, pratiche e rappresentazioni
Gabriele Rigano | Università di Perugia
Il mondo cattolico, il lungo Risorgimento e gli ebrei
Ore 14.30 | 15.30
Gian Mario Cazzaniga | Università di Pisa
Presenze ebraiche nelle società segrete risorgimentali
Alberto Cavaglion | Università di Firenze
Uguaglianza e diversità nell'ebraismo italiano dell'Ottocento
Ore 15.30 | 17.30
Il contributo degli ebrei al Risorgimento in Emilia-Romagna
Ines Miriam Marach | storico
Risorgimento ed ebrei a Bologna e nella Legazione Pontificia
Luigi Davide Mantovani | storico
Il lungo Risorgimento degli ebrei ferraresi
Gabriele Fabbrici | Direttore Museo Civico Il Correggio di Correggio
Risorgimento ed ebrei a Modena e Reggio
Roberto Spocci | Segretario Comitato di Parma dell’Istituto per la Storia del Risorgimento
Risorgimento ed ebrei a Parma
Ercole Camurani | saggista
Risorgimento
ed ebrei nell’amministrazione e nel giornalismo in Emilia
Ore 17.30
Bruno di Porto | Università di Pisa
conclusioni
Ore 18.00
Inaugurazione della mostra
La partecipazione degli ebrei al Risorgimento in Emilia-Romagna [1815-1870]