La mostra presenta una scelta di fotografie, che vanno dalla fine dell'Ottocento
alla prima metà del Novecento e rappresentano una rara testimonianza di fotografie
d'epoca presenti nell'Archivio di documentazione fotografica della Fondazione
CDEC di Milano, di donne ebree in Italia diverse per estrazione e per cultura,
ma tutte appartenenti ad una radice ebraica comune. Viene rappresentata
la donna ebrea sia come depositaria e trasmettitrice del patrimonio identitario
ebraico, sia come elemento dialettico tra appartenenza alla cultura di una minoranza
e assimilazione alla cultura della maggioranza.
Ne risulta un quadro dalle molte sfumature che, senza la pretesa di essere completo,
costituisce un contributo alla conoscenza del variegato e ricco mondo ebraico femminile italiano.
L'esposizione si articola lungo due filoni principali: ambito privato, con immagini di vita familiare,
riguardanti riti religiosi, riunioni di famiglia e momenti di svago; ambito pubblico,
in cui trovano spazio fotografie di donne attive nel campo della cultura e dell'educazione,
dell'impegno sociale e della militanza politica, dell'associazionismo (ebraico e non)
e dell'emancipazionismo femminile, delle professioni e del mondo del lavoro in generale.
Una sezione specifica è dedicata alle donne vittime della persecuzione nazista e fascista.
La donna ebrea e la vita privata
La casa, per antica tradizione, costituisce il fulcro della famiglia ebraica.
Anche dopo la conclusione del processo di Emancipazione e la chiusura dei ghetti,
vi si trascorre la maggior parte del tempo. E' il luogo dove si conservano
le tradizioni, ci si occupa della cucina, ci si dedica all'educazione dei figli,
vi avvengono gli incontri sociali e i momenti di svago, vi si svolge spesso
l'attività lavorativa della famiglia. La donna in questo contesto costituisce
un valore fondamentale che deriva da una cultura matriarcale, risalente alle
grandi figure bibliche femminili.
La donna ebrea nel Novecento continua ad esercitare, talvolta con coscienza,
talvolta solo per consuetudine, la conservazione e la trasmissione dell'identità ebraica.
Questo ruolo, pur assediato dal processo di secolarizzazione generale che investe
anche la società ebraica, viene mantenuto nel tempo, trasfigurandosi spesso
in forme puramente simboliche. Mantenere l'uso di certe ricette di cucina,
annoverare libri ebraici nelle biblioteche famigliari, conservare la presenza
di simboli e oggetti di rito nelle case, è pur sempre un segno labile ma riconoscibile,
del permanere di una identità ebraica.
La donna ebrea e la vita pubblica
La vita femminile ebraica fino a metà Ottocento, negli anni dell'Emancipazione,
si svolge tra le mura domestiche, spesso a loro volta chiuse tra le mura del ghetto.
Come il padre e il marito, però, la donna ebrea aspira a vivere finalmente
a pieno titolo nella società che la circonda. Minoranza nella minoranza,
conosce il problema dell'emarginazione e si inebria di un sogno di fratellanza
universale che la porta talvolta verso l'assimilazione. Emerge una nuova figura
di benefattrice, di donna impegnata nell'attività sociale e nella difesa dei diritti,
di sostenitrice del suffragio universale, di militante politica.
Conduce le sue battaglie con gli strumenti che le sono noti: il ricamo come mezzo
per insegnare un mestiere alle giovani più misere, il lavoro per affrancarsi
dallo sfruttamento e tutelare le lavoratrici, l'educazione come strumento
di miglioramento e di crescita. Linfa vitale per la crescita femminile è
stato il contributo delle ebree straniere che hanno saputo inserirsi nel
nostro paese senza perdere la propria peculiarità culturale. Ma in questa
galleria di immagini, di volti in cui ognuno può riconoscere se stesso,
la propria madre o la propria nonna, emerge il contributo delle tante donne
che semplicemente con la loro esistenza e il loro agire hanno permesso
la sopravvivenza dell'ebraismo.
La mostra vuole far risaltare, in particolare, la figura e il valore di alcune donne:
- Marianna Mortara, madre di Edgardo, il bambino bolognese che nel 1858
fu prelevato nottetempo dalle guardie pontificie e trasferito a Roma
nella casa dei Catecumeni per la conversione al Cristianesimo;
- Laura Orvieto,
scrittrice, studiosa, autrice;
- Paola Lombroso, figlia maggiore dello scienziato
Cesare Lombroso, che si occupò di psicologia infantile;
- Berta Bernstein,
ispiratrice e fondatrice dell'ADEI;
- Sisa Carmi Belimbau, ispettrice degli asili
israelitici di Livorno;
- Nina Rignano Sullam (Milano 1871 -Varese 1945)
fondatrice dell'Unione Femminile Nazionale;
- Rita Montagnana,
impegnata nel movimento operario, poi moglie di Togliatti,
fondatrice dell'Unione Donne Italiane.