Simone Samuele Spritzman nasce nel 1904 a Kishinev in Bessarabia, un'area oggi parte della Moldavia e dell'Ucraina, zona di pogrom frequenti. Quando decide di studiare ingegneria, si trova di fronte all'impossibilità di iscriversi, poiché ai giovani ebrei in quegli anni è imposto il numero chiuso. È per questo che chiede ospitalità a una zia oculista che vive a Parma. Qui giunge nel 1923; frequenta il biennio a Parma ma continua e termina gli studi a Torino. Nel 1937 si trasferisce a Milano per lavorare alla Magneti Marelli. Tuttavia, appena due anni dopo, nell'aprile 1939, viene licenziato per motivi razziali.

Trascorre i successivi sei anni, quasi ininterrottamente, passando da un campo a una prigione, ad altro campo: confino a Nepi (Viterbo), carcere a Roma, campo di concentramento a Corropoli (Teramo) e al Castello di Scipione sopra Salsomaggiore (Parma). In seguito verrà portato agli uffici della Gestapo a Bologna, dove verrà incarcerato, seviziato e, infine, trasportato nel campo di raccolta di Bolzano e da qui, con il convoglio 18, verrà deportato ad Auschwitz. Il suo arrivo è registrato il 24.10.1944.

La sua storia non finisce qui. Viene nuovamente trasferito, prima alla prigione militare di Breslau e poi ai campi di annientamento di Gross Rosen e di Landshut-Bayern.
In quest'ultimo campo, dove arriva sfinito, incontra un gruppo di prigionieri italiani, la cui sollecitudine lo salverà dalla "soluzione finale". Il lager, con i suoi prigionieri, viene liberato dai sovietici che avanzano da Est nel maggio 1945.

Nell'agosto del 1945, ritornato in Italia, raccoglie la documentazione per ottenere la certificazione di deportato politico e razziale. Rifiuterà sempre, tuttavia, di chiedere risarcimenti alla Germania. Nel 1951 si trasferisce per lavoro a New York e cinque anni dopo, nel 1956, ottiene la cittadinanza statunitense. Nel 1969 sposa Ada Tedeschi, vedova di un suo cugino e nel 1973 rientra in Italia, stabilendosi a Parma. Qui, in seguito a numerose malattie contratte in prigionia o da essa provocate, morirà il 13 giugno 1982.

La mostra, grazie alle collaborazioni di cui gode, espone il lavoro, curato dallo stesso Spritzman nel corso della sua vita, di ricerca - sul percorso seguito fra i campi di sterminio o prigionia - e di raccolta della documentazione sulla sua storia personale (quali la lettera di licenziamento per motivi razziali, lo schiaffo del "risarcimento", i vari documenti di identità con il cognome alterato per poter tornare in Italia). La documentazione in mostra verrà infine raccolta in un Quaderno del MEB pubblicato dalla De Luca Editore di Roma.