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Simone Samuele Spritzman nacque nel 1904 a Kishinev,
in Bessarabia, allora russa. Figlio di un medico e appartenente alla borghesia ebraica,
frequentò il liceo di lingua russa, ma nel 1923, quando ormai la Bessarabia era rumena,
per proseguire all'università dovette emigrare e giunse in Italia,
a Parma poi a Torino
si laureò in ingegneria. Fu assunto alla Riv, come capo dell'ufficio relazioni con l'Urss,
poi dal 1937 cominciò a lavorare presso la Marelli dalla quale fu licenziato per motivi
razziali nell'aprile 1939. Da quel momento, Spritzman ha impegnato le energie rimastegli nella sua personale elaborazione del lutto, costruendo con i documenti la propria storia, affidando ad essi la memoria del trauma subito. L'analisi delle carte non è sufficiente per farci comprendere l'abisso in cui Spritzman, passo dopo passo, precipitò nel periodo che va dal 1938 al 1945, ma permette di delineare la strada percorsa verso l'inferno e quella del ritorno alla libertà e consente in ogni caso di aprire un ulteriore squarcio sulle vicende legate al dramma della deportazione e della Shoah. Nella storia della persecuzione antisemita italiana, Simone Samuele Spritzman fu uno fra le tante migliaia di individui, all'inizio sorvegliati, in seguito arrestati, infine deportati nei campi di concentramento, italiani dapprima, tedeschi poi. Fu tra le poche centinaia che tornarono e tra quelli che riuscirono a ricostruirsi una vita sociale, professionale e affettiva che permise loro di essere e sentirsi esseri umani, nonostante l'estrema difficoltà legata all'esperienza tragica e disumanizzante del campo di sterminio. Varie e gravi malattie, conseguenza dei maltrattamenti subiti, lo portarono alla morte, a Parma, nel 1982, dove è sepolto nel locale cimitero ebraico. |