
Il rapporto fra antisemitismo e totalitarismo nel pensiero di Hannah Arendt
Conferenza di Barnaba Maj, docente di Filosofia della storia nell'Università di Bologna
In collaborazione con l'Università Primo Levi di Bologna
Trattando dei rapporti fra psicanalisi e storia sotto il profilo delle differenti modalità di diffusione del pensiero freudiano, Michel de Certeau ha fatto notare che il gruppo di emigrati tedeschi in America poi noto come "Scuola di Francoforte" era portatore di un doppio trauma: l'irreversibile sconfitta del movimento rivoluzionario e l'avvento al potere di Hitler in Germania. Questo schema ha avuto una profonda influenza. Partendo da differenti posizioni, negli anni quaranta Hannah Arendt intervenne più volte su riviste ebraiche americane a proposito di una risposta militante e "militare" alla guerra antisemita (Judenkrieg) scatenata dal nazismo. Dalla riflessione storico-politica di quegli anni nacque The Origin of Totalitarism (1948). Lo schema cambia completamente: per la prima volta l'antisemitismo politico è posto al centro del conflitto della modernità e considerato premessa "logico-storica" del totalitarismo come esito di tale conflitto. Anche per questa ragione, si è trattato di una svolta epocale nella storia della filosofia della politica
Le figure femminili nella letteratura israeliana
Conferenza di Stefano Benassi, direttore del
Comitato Tecnico-Scientifico dell'Università Primo Levi di
Bologna e docente di Sociologia dell'arte nell'Università di
Bologna
In collaborazione con l'Università Primo Levi di Bologna
Molte delle figure femminili che compaiono come protagoniste o
emergono dallo sfondo narrativo dei racconti e dei romanzi della
letteratura israeliana contemporanea rivelano tratti che si
riallacciano profondamente alle immagini bibliche. Meir Shalev, uno dei
maggiori esponenti della letteratura israeliana, ci ricorda la potenza
evocativa che il nome ha nella tradizione ebraica. I nomi delle donne
che animano la narrativa israeliana degli ultimi decenni racchiudono il
senso di una tradizione culturale che è vissuta nelle regione
europee, ma ha conservato le proprie caratteristiche originali. Non si
è però mostrata impermeabile alle tradizioni locali dei
diversi paesi in cui le comunità ebraiche si sono trovate a
vivere, ma, anzi, ne ha assorbito usi e costumi, dando luogo, anche per
quanto riguarda il ruolo della donna, ad una costante risignificazione
simbolica.
Differenti perciò sono i tratti che le figure femminili assumono
nel corso delle diverse fasi di consolidamento della presenza delle
comunità ebraiche in Palestina e nella successiva costruzione
dello Stato di Israele.
Racconti di una sopravvissuta alla strage dell'Hotel Meina (settembre 1943)
Testimonianza di Becky Behar
La verità storica sul primo eccidio di ebrei in Italia, nel
settembre 1943 a Meina sul lago Maggiore è rievocata nel libro La strage dimenticata (Interlibri, 2003) con la testimonianza dell’unica superstite Becky Behar,
figlia di Alberto Behar, proprietario dell’Hotel Meina,
sopravvissuta. La signora Behar sarà presente al MEB per evocare
i ricordi dell'eccidio.
Nel settembre '43 la divisione corazzata Leibstandarte-SS Adolf Hitler,
guardia del corpo di Hitler, proveniente dal fronte russo, con compiti
militari, polizieschi e politici, ebbe l'ordine di stabilirsi sul lago
per proteggere l'accesso alla frontiera Svizzera e per impedire la fuga
di soldati italiani. Il comando venne alloggiato all'Hotel Beaurivage
di Baveno. Tra il 15 settembre e l'11 ottobre, soldati del primo
battaglione assassinarono 54 ebrei, 16 dei quali a Meina, ottenendo i nominativi con la collaborazione degli uffici comunali.
A metà degli anni sessanta fu celebrato in Germania il processo
contro i responsabili, tre dei quali vennero condannati
all’ergastolo. Ma nel 1970 la corte suprema di Berlino
dichiarò nulla la sentenza, trattandosi di reati caduti in
prescrizione.
Per la X settimana della cultura
Mauro Perani, Università di Bologna
L'intrigante vicenda di un ebreo bolognese del XVI secolo.
L'epitaffio incompiuto di Avraham Antunes da Troncoso nel Museo Ebraico di Bologna
Dall’attento esame di un epitaffio incompiuto e in una parte volutamente cancellato, inciso in caratteri ebraici su un cippo funerario, emerge l’affascinante vicenda che ha portato all’identificazione del “candidato defunto”, ossia di un personaggio ebreo che, attorno alla metà del sec. XVI, commissionò a Bologna anticipatamente la propria lapide funeraria la quale, tuttavia, non segnò mai la sua sepoltura. Come mai l’epitaffio fatto preparare da Avraham Antunes da Troncoso non è mai stato completato aggiungendo nello spazio lasciato giorno, mese e anno della sua morte? Perché è stato scalpellato via il cognome come chiara forma di damnatio memoriae? Questi ed altri interrogativi creano una intrigante serie di questioni e di ipotesi che ci riportano alla vita quotidiana degli ebrei di Bologna nel Cinquecento e ancora più indietro alle vicende dei sefarditi immigrati in questa città, delle espulsioni e dei cripto-ebrei.
Scarica la relazione del Prof. PeraniEmancipazione ebraica e formazione della psicanalisi
Conferenza di Valerio Marchetti, docente di Storia della Shoah nell'Università di Bologna
In collaborazione con l'Associazione Culturale Italia-Austria di Bologna
L'università ebraica di Gerusalemme ha istituito la cattedra
di psicanalisi nel 1977 e già l'anno successivo si tenne in
Israele un congresso. Anna Freud inviò agliintervenuti un
messaggio in cui dichiarava che la psicanalisi era una "scienza
ebraica" e la sua "invenzione" era un titolo d'onore per l'ebraismo.
Sulla base dei numerose ricerche consacrate alla relazione tra ebraismo
e psicanalisi, specie nella fase iniziale (da Vienna a Berlino, da
Vienna a Budapest), Valerio Marchetti riprende il problema studiando
gli effetti prodotti sulla "mente" ebraica dall'improvvisa irruzione
nella modernità.
Il Sionismo da Basilea a Tel Aviv
Conferenza di Roberto Finzi, docente di Storia economica nell'Università di Bologna
Theodor Herzl è il padre del sionismo politico (da Sion uno
dei nomi biblici di Gerusalemme) che alla fine dell'800, sulla scia di
nuove ondate antisemite, si proponeva di "creare una dimora legalmente
garantita per il popolo ebraico in Palestina".
Il sionismo nasce dal culto della nazione e sviluppa soltanto in
seguito l'amore per la patria. E' stato un movimento che ha spaziato
nei luoghi più diversi, della geografia e dell'intelletto: dai
circoli protosionisti nella Diaspora alle comunità ebraiche che
in terra d'Israele sono sempre esistite, dalle elaborazioni religiose
alla formidabile invenzione della "diplomazia" ebraica come lo
strumento più adatto per raggiungere lo scopo di un ritorno
politico.
Il sionismo non fu, infatti il lampo di genio di un personaggio, per
quanto eccentrico e straordinario: fu un movimento di massa in cui
tutto l'ebraismo venne chiamato in causa, in quel lungo periodo
storico, in cui ci si rende conto che il futuro è garantito solo
a condizione di prendere in mano il proprio destino, senza più
lasciare che sia affidato ad altri.
Da quest'esigenza matura un intenso lavorio intellettuale e politico.
Matura una vera e propria società: lo Yishuv. La comunità
ebraica in terra d'Israele, cioè, prima che fosse pronunciata la
dichiarazione d'indipendenza: un "prima" lungo millenni, a dispetto di
quanto spesso si creda.
In occasione di Arte Libro 2007, il Museo Ebraico di Bologna ospita una conferenza dell'artista Tobia Ravà.
Tobia Ravà, artista di origine ebraica conosciuto e stimato sia
a livello nazionale sia internazionale, dopo aver sperimentato molti
percorsi creativi inerenti al rapporto arte e scienza, dal 1998 ha
avviato una ricerca legata alle correnti mistiche dell’ebraismo:
dalla kabbalah al chassidismo, proponendo un nuovo approccio simbolico
attraverso le infinite possibilità combinatorie dei numeri. La
logica letterale e matematica, che sottende le opere di Ravà,
è intesa come codice genetico e raccoglie elementi sia
filosofici sia linguistici che vanno a costituire una sorta di magma
pittorico fatto di lettere e numeri, che si cristallizzano sulla
superficie “grandangolata” di vedute di canali e boschi. La
mostra personale dell’artista, inaugurata il 2 settembre per
l’VIII Giornata Europea della Cultura Ebraica, sarà aperta
fino al 4 novembre 2007.
In occasione delle Giornate europee del patrimonio, 29 e 30 settembre 2007, il Museo Ebraico ospita una conferenza del professor Saverio Campanini, Università di Bologna.
Achille Bocchi fu illustre letterato dello Studio bolognese. Tra il
1545 e il 1565 si fece costruire un palazzo nell’attuale via
Goito, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola e di Sebastiano
Serlio. Sullo zoccolo dell’edificio, esempio unico in Europa, fu
apposta una iscrizione in ebraico, che significa: “O Signore
preservami dalle labbra menzognere e dal linguaggio ingannatore”
(Salmo 120,2), accanto a quella in latino “Sarai re, dicono, se
agirai rettamente”.
In occasione della Giornata "Provincia Territorio di Cultura. Biblitoeche Musei Archivi a porte aperte"
Eugenio Riccomini, noto storico dell'arte e raffinato divulgatore
bolognese, racconterà le sue esperienze e vicende a contatto con
l'identità ebraica in giro per l'Europa.
E' nota la sua lunga esperienza di professore universitario e di
divulgatore che lo ha portato a curare mostre e pubblicazioni di
assoluto valore e a far conoscere l'arte a un vasto pubblico cittadino
in conferenze e poi in giro in tutto il mondo. In questi viaggi di
cultura e di approfondimento, Eugenio Riccomini ha l'abitudine di
tenere in tasca, all'uso degli ebrei, una chippah
che gli serve per entrare nelle sinagoghe che visita durante i suoi
viaggi. Il professor Riccomini, da sempre vicino ai valori della
libertà e della democrazia, non poteva non sentire una
particolare attenzione verso quella che da sempre in Italia è
stata considerata la più antica minoranza religiosa presente fin
dall'antichità.
Riccomini parlerà delle sue impressioni vissute in un recente
viaggio nell'Europa dell'Est e in Marocco entrando in sinagoghe e
cimiteri ebraici e interloquendo con vari ebrei del luogo che lì
vi trovava.