
| La Libreria MEB specializzata in Judaica si propone al
pubblico come punto di riferimento per la ricerca storico-scientifica e
didattica, per le esigenze di approfondimento da parte di studiosi,
ricercatori e cultori di ebraismo, per l'università, le
scuole e per gli insegnanti, con i suoi oltre mille titoli, offre una
panoramica completa e costantemente aggiornata su ogni aspetto della
cultura ebraica.
I volumi presenti sono suddivisi nei seguenti argomenti: lingua, identità, Bibbia, letteratura rabbinica, pensiero, liturgia, feste e culto, ebraismo e cristianesimo, introduzione all’ebraismo, mistica e cabbalà, storia, testimonianze e memorie, antisemitismo, Israele letteratura, letteratura per ragazzi, musica, cinema, teatro, arte, cucina, turismo. Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione libreria |
Marzia Costantini Cocchieri Presidente Associazione Italia-Austria di Bologna, e Franco Bonilauri Direttore MEB, introducono la testimonianza di Rita Koch
in collaborazione con l’Associazione Italia-Austria di Bologna
Un coinvolgente racconto autobiografico di chi ha vissuto in
prima
persona le vicende tra persecuzioni, guerra, sterminio e nascita dello
Stato di Israele. Nata a Vienna nel 1931 da una famiglia ebraica
discendente dall’illustre casato rabbinico dei Rosen, Rita
Koch, fuggita a Milano nel 1939, successivamente subisce
l’internamento a Celico (1941) e poi nel campo di
concentramento di Ferramonti-Tarsia (1943) Entra nel movimento
giovanile sionista Ken Hanoar Hazioni, fondando con altri il primo
Eachshara (Hachsharat Riscionim) nelle terre liberate dei nazisti.
Ottenuto un “certificato”, emigra in Israele nel
1944, dove continua i suoi studi a Tel Aviv. Ritornata a Vienna (1950),
Rita Koch completa gli studi universitari di giornalismo, storia e
filologia moderna e lavora contemporaneamente presso la Jewish Agency
di Vienna. Cofondatrice di “Das Jüdische
Echo” e del movimento giovanile Achdut Avoda-Poalei
Zion, collabora stabilmente al mensile “Die
Gemeinde”, ad “Israel Today” (USA) e a
“Davar” (Tel-Aviv). Nel 2001 la Conferenza delle
Comunità Ebraiche dell’Austria le ha conferito la
medaglia d’oro della Conferenza delle Comunità.
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Ne parlano i curatori Alessandra Chiappano responsabile del settore didattico dell’INSMLI e della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano e Fabio Minazzi docente di Filosofia teoretica nell’Università del Salento
In questo volume si raccolgono studi e riflessioni concernenti
la
galassia della Shoah considerata sia dal punto di vista del ritorno
alla vita dei deportati, sia dal punto di vista della testimonianza di
questa drammatica esperienza. La testimonianza è
così indagata nei suoi molteplici aspetti: come fonte per la
ricostruzione storica, come documentazione di un'esperienza
esistenziale estrema e come strumento per la conoscenza e lo studio
della Shoah. Considerando questi diversi aspetti emerge il rapporto
profondo, ma anche conflittuale, che può instaurarsi tra la
memoria e la storia, nella convinzione che dai vissuti occorra poi
pervenire ad un approfondimento critico della conoscenza storica.
In secondo luogo il volume affronta il problema del ritorno alla vita
dei sopravvissuti alla Shoah, prendendo in considerazione, in
particolare, alcuni casi nazionali: dall'Unione Sovietica alla Polonia,
dalla Germania all'Italia, precisando anche il ruolo dei sopravvissuti
nella nascita di Israele. La considerazione di questi diversi temi
consente di enuclerare una serie di problemi aperti sui quali la
riflessione storica, culturale e filosofica contemporanea sta
approfondendo la percezione del paradigma dell'annientamento nazista.
Presentazione del volume
Rabbi Ovadyah Sforno. Commento alla Genesi (Valleripa,
2007)
Rav Giuseppe Laras docente di Storia del pensiero ebraico
nell’Università Statale di Milano, ne parla con la
curatrice Rosa Maria Ravaglia
insegnante di ebraico biblico e greco
biblico
Il commento di Ovadyah Sforno – ora proposto nella traduzione italiana accanto al testo in ebraico – appare come una assoluta novità: poco conosciuto e studiato, rispetto a quello di Rashi, è un commento di tipo filosofico-speculativo, teso a ricercare e a fare emergere dal testo – assieme a significati originali spesso inattesi – principi e fondamenti di natura teologica che sono alla base della fede di Israele.
Ovadyah Sforno, nato a Cesena tra gli anni 1470-1475, fu una eminente figura di intellettuale, filosofo, fisico e commentatore di testi biblici. Nel 1531-32 ricoprì nello studio di Bologna la cattedra di ebraico e diresse, sempre a Bologna, una scuola di studi talmudici.
Presentazione del volume Testimoni
del non-provato (Carocci, 2008)
Clotilde Pontecorvo docente di Psicologia
dell’educazione
nell’Università La Sapienza di Roma, ne parla con
l’autrice Raffaella Di Castro
docente di Filosofia
nell’Università della Calabria
In questo libro parla l’ultima o “terza"
generazione di ebrei ad aver ricevuto – da nonni o da
genitori all’epoca bambini – una trasmissione
diretta della memoria delle persecuzioni fasciste e naziste. Non per
costruire un archivio in cui depositare l’“ultimo
testimone", piuttosto, per cercare un orientamento in mezzo a intricati
e stratificati paradossi, difficili incontri tra identità e
differenze. Più che memorie, un «marasma non ben
elaborato» di «sentimenti contrapposti»
che «si incrostano attorno alla memoria».
Prendendo le mosse dalle sue stesse memorie del non-provato di ebrea di
terza generazione come i suoi intervistati, l’autrice, grazie
agli apporti metodologici della filosofia, della storia orale,
dell’ebraismo e della psicoanalisi, invita allo sguardo
critico nei confronti del rischio, per la memoria della Shoah, di
congelarsi tra i due estremi di una sintomatica memoria-trauma, sempre
meno comunicabile e rappresentabile quanto più ci si
allontana dall’evento, e di una memoria-dovere sempre
più immemore della sua stessa storia, nel compito
impossibile a cui inchioda le nuove generazioni.
Presentazione del volume Sull’antisemitismo
(Giuntina, 2008)
Ne parla l’autore Roberto Piperno
giornalista e scrittore
Nel secolo da poco trascorso l'antisemitismo si è manifestato in tutta la sua atrocità con i campi di sterminio nazisti. Eppure questa tragedia non ha posto fine a questo fenomeno e non tutti, nonostante significativi cambiamenti, sono consapevoli di quanto esso sia in realtà l'espressione di più profonde malattie sociali, culturali e politiche che covano nelle società dove si manifesta. Bisogna quindi porvi rimedio prima che il virus dilaghi di nuovo, non solo per salvaguardare gli ebrei, ma anche nell'interesse della collettività. Questo libro, costituito da un ampio saggio storico introduttivo e da un'articolata antologia di scritti antiebraici dalla seconda metà dell'800 a oggi, nasce dalla convinzione che una più diffusa e sicura conoscenza delle vicende e delle motivazioni su cui si fonda l'antisemitismo possa contribuire a porre fine a questa persecuzione secolare e a fare avanzare la società contemporanea.
nell’ambito della mostra su Carlo Levi, conferenza di Cesare
Sughi giornalista culturale del «Resto
del Carlino»
Carlo Levi subì un destino di discriminazione e di
emarginazione civile e politica: antifascista, e per questo
imprigionato, fu mandato al confino in Basilicata; passato alla
clandestinità, scampò fortunosamente alla
deportazione. Nel 1945 Carlo Levi, fino ad allora conosciuto
più come pittore, pubblicava Cristo si è fermato
a Eboli: un'opera singolare che apriva al lettore un'immagine
assolutamente nuova della realtà del nostro Paese. Con uno
straordinario talento letterario, arricchito dalla sua particolare
sensibilità visiva, Levi rompeva l'isolamento della
problematica del Mezzogiorno, e la retorica su di questa calata durante
il Fascismo.
Dopo Cristo si
è fermato a Eboli (1945),
Paura della
libertà (1946) e L’Orologio
(1955), Einaudi
pubblicherà il reportage dalla Sicilia Le parole sono pietre
(1956), Il
futuro ha un cuore antico. Viaggio nell’Unione
Sovietica (1957), La doppia notte dei tigli,
reportage di un viaggio
nelle due Germanie (1959), Un volto che ci somiglia
(Ritratto
dell’Italia) (1960),
il reportage dalla Sardegna Tutto
il
miele è finito (1962),
e infine Quaderno a
cancelli (che
uscirà postumo nel 1979).
nell'ambito della mostra su Carlo Levi, conferenza di Guido Sacerdoti Presidente della Fondazione Carlo Levi e Franco Bonilauri Direttore MEB
Scriveva Carlo Levi nel 1944: La paura della
libertà è il sentimento che ha generato il
fascismo. Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la
sola felicità è nell’avere un padrone e
nulla è più faticoso e veramente spaventoso
dell’esercizio della libertà. Levi fu
prima di tutto pittore.
La sua storia di pittore inizia a ventun anni (1923), con
l’invito a esporre alla Quadriennale di Torino. Una storia,
dunque, che precede di oltre due decenni l’esordio del Carlo
Levi scrittore e che si dipana ininterrottamente fino a pochi
giorni dalla morte. Con le sue opere pittoriche Carlo Levi ha
illustrato il nostro Paese con impegno culturale concreto, fedele alla
realtà, non ideologico, attento al rapporto con il Paese
reale e con i suoi bisogni, e per il quale ha pagato un duro prezzo per
il suo lavoro e per la sua testimonianza civile e politica.
Presentazione del volume “La
difesa della razza”. Politica, ideologia e
immagine del razzismo fascista (Einaudi,
2008)
Michele
Sarfatti Direttore della Fondazione Centro di
Documentazione
Ebraica Contemporanea (CDEC), ne parla con l’autore Francesco
Cassata ricercatore presso l’
Università di Torino
Ben nota ma poco conosciuta, la rivista fascista "La Difesa della Razza" (uscita con cadenza quindicinale dal 1938 al 1943 sotto gli auspici del Ministero della Cultura Popolare) giocò un ruolo rilevante nella definizione del "problema razziale" in Italia e nella diffusione della propaganda razzista negli anni cruciali della persecuzione antiebraica. In questa prima vera ricostruzione storiografica, Francesco Cassata ricompone la vicenda politica e intellettuale del periodico fascista: i cospicui finanziamenti che lo sostennero (provenienti dal mondo bancario, industriale e assicurativo), le variazioni della linea editoriale, il suo linguaggio e i suoi contenuti, la veste grafica (aggressiva e non convenzionale), l'impatto con l'opinione pubblica.
Presentazione del volume Diaspora.
Storia degli ebrei nel Novecento (Editori
Laterza, 2009)
Francesca
Sofia docente di Storia delle istituzioni politiche
nell’Università di Bologna, ne parla con
l’autrice Anna Foa docente di
Storia moderna
nell’Università di Roma La Sapienza
Nel corso del Novecento il mondo ebraico muta radicalmente. C’è la Shoah, certo, ma non solo. Ci sono anche Freud che reinterpreta la mente umana, Einstein che scopre nuove leggi dell’universo, Schönberg che scompone la musica, Trockij che firma la rivoluzione, e poi scrittori, artisti e poeti ebrei che segnano indelebilmente la cultura del Novecento. A partire dalla fine dell’Ottocento gli ebrei esprimono una forza simbolica del tutto inedita, vitalissima, che non è alimentata solo dallo sterminio o dalla persecuzione ma dall’essere stati capaci di straordinaria creatività e insieme del più radicale degli annullamenti. Accanto a questo potente processo di crescita. Con l’avvento di Hitler, la svolta è radicale, e gli ebrei affrontano persecuzioni ed esilio. Il mondo ebraico europeo ne esce distrutto. La ricostruzione è difficilissima e molti scelgono di emigrare in Palestina. Il sionismo diventa egemone in un mondo ebraico che ha ormai perso ogni progettualità politica e culturale. Cresce l’emigrazione verso gli Stati Uniti e intanto è nato lo Stato di Israele, su un progetto impregnato di socialismo, di volontà di creare un mondo nuovo; ma l’utopia si infrange contro la necessità di nuove guerre. Il mondo ebraico è ormai irriconoscibile rispetto a cento anni prima: nuovi i progetti, nuovi i problemi, nuovi i numeri, nuove le geografie. Il resto è ancora attualità.
scarica l'invito in pdf (152 KB)Conferenza di Gianfranco Tortorelli docente di Storia dell’editoria nell’Università di Bologna
Ripercorrendo la storia della casa editrice romana E/O, una delle
realtà più interessanti nel campo editoriale
italiano degli ultimi decenni, si intende mettere in evidenza le scelte
innovative e coraggiose compiute nel campo della letteratura ebraica e
israeliana contemporanea.
Come una talpa scava incessantemente il cunicolo per trovare nuove
strade verso la luce e la libertà, così la casa
editrice romana ha cercato di percorrere una sua proposta costantemente
impegnata nella scoperta di testi e autori legati alla cultura ebraica
e israeliana, interpretando i gusti del pubblico e cercando sempre di
stimolare nuovi interessi.
La lettura del catalogo consentirà di collocare libri,
autori, collane in un contesto più generale rintracciando
sia la grande lezione della letteratura ebraica novecentesca, sia il
dialogo con la letteratura araba degli anni più recenti.
Presentazione del volume “Il
giardino degli ebrei". Cimiteri ebraici nel Mantovano
(Giuntina, 2009)
Mauro
Perani docente di lingua e letteratura ebraica
nell’Università di Bologna, ne parla con
le curatrici Claudia Bonora Previdi
e Annamaria
Mortari
I luoghi di sepoltura ancora esistenti, come anche quelli scomparsi,
nella città e nel territorio mantovano diventano frammenti
insostituibili della vita delle comunità ebraiche locali ed
assumono il valore di memoria storica e culturale. Essi conservano
infatti le vestigia di un'antica e sedimentata presenza ebraica che ha
fortemente caratterizzato la storia mantovana. In epoca gonzaghesca
accanto alla popolosa comunità ebraica cittadina si
insediarono nel territorio altri gruppi di feneratori che nel corso dei
secoli andarono a costituire consistenti e floride comunità
locali. La formazione di un nucleo ebraico anche molto piccolo imponeva
accanto ad un luogo di preghiera uno spazio dove poter dare, secondo la
tradizione e le regole della tradizione ebraica. sepoltura perenne ai
propri morti.
Il volume prende in esame i cimiteri ebraici di Mantova, Bozzolo,
Gazzuolo, Ostiano, Pomponesco, Revere, Rivarolo Mantovano, Sabbioneta,
Sermide e Viadana.
Partendo dalle origini di ciascuna comunità e attraverso il
loro sviluppo, lo studio propone una lettura delle vicende storiche che
di volta in volta hanno determinato la scelta dei diversi luoghi di
sepoltura, il loro adeguamento alle più generali normative
di carattere igienico-sanitario, li assetti che li hanno caratterizzati
nel tempo, le cause che, eccetto Mantova, hanno portato alla loro
dismissione o definitiva scomparsa.
Presentazione del volume di Anna Seghers L’ebreo
e l’ebraismo nell’opera di
Rembrandt (Giuntina, Firenze 2008)
Conferenza di Franco Bonilauri Direttore
MEB
Come rappresentò Rembrandt l'ebreo e l'ebraismo?
Perché mutò la propria visione nel corso del
tempo? Che differenza c'era fra l'ebraismo sefardita e quello
ashkenazita nell'Amsterdam di metà Seicento? A tutte queste
domande fornisce risposte esaurienti la tesi di laurea del 1924 di
Netty Reiling, una giovane studentessa ebrea tedesca che di
lì a poco avrebbe assunto lo pseudonimo di Anna Seghers, la
grande e celebre scrittrice comunista. Ricorrendo al metodo
comparativo, l'autrice ci consegna un minuzioso lavoro critico di
storia dell'arte condito da una teoria estetica molto attenta al
rapporto fra realtà immaginata e realtà effettiva.
Conferenza di Roberto Birindelli già docente di Letteratura anglo-americana nell’Università di Siena
Dopo alcune considerazioni sui caratteri peculiari di questa branca
della letteratura americana e sull'importanza di un background
culturale – ebraismo, diaspora, linguaggio, temi - si
affrontano alcuni aspetti della produzione narrativa della triade
classica, Bernard Malamud (1914-1986), Saul Bellow (1915-2005), Philip
Roth (1933).
Tratto comune è l'uso dell'umorismo per allentare la
tensione creata dalla drammaticità degli argomenti.
Presentazione del volume Rubare le anime. Diario di Anna del Monte ebrea romana (Viella, 2007)
Ne parla la curatrice Marina Caffiero docente di Storia moderna nell’Università di Roma La Sapienza
Come si difende il diritto alla libertà di fede e alla propria identità contro i tentativi di conversione forzata? Anna del Monte, giovane ebrea romana appartenente a una ricca e colta famiglia del Ghetto di metà Settecento, fu strappata ai genitori e rinchiusa a forza nella Casa dei catecumeni per essere indotta a convertirsi. Anna ci ha lasciato una straordinaria e rara testimonianza della sua esperienza drammatica e della fiera opposizione ai tentativi di farle accettare il battesimo e di “rubarle l’anima”. Storia individuale di una donna fuori del comune, il diario della prigionia rivela anche uno squarcio della lunga e difficile storia dei rapporti tra ebrei e cristiani, narrando con grande potenza stilistica una vicenda di sopraffazione della coscienza e della libertà personale che tuttavia porta fino a noi il messaggio positivo della forza della ragione e della possibile reciproca, rispettosa, accettazione. Il diario si rivela dunque di grande attualità nel richiamare alla riflessione i temi della libertà di espressione e del rispetto dei diritti umani, ivi compresa le differenti scelte religiose.
Presentazione del volume Emanuele Artom. Diaro di un partigiano ebreo (Bollati Borringhieri, 2008)
Patrizia Dogliani docente di Storia contemporanea nell’Università di Bologna, ne parla con Guri Schwarz ricercatore nell’Università di Pisa
I diari di Emanuele Artom, pubblicati per la prima volta in edizione
integrale, sono composti di due parti distinte. La prima concerne il
periodo che va dal 1° gennaio 1940 al 10 settembre 1943, ed
è una fonte straordinaria di notizie sulla vita culturale
torinese di quegli anni, sugli effetti materiali e psicologici dei
bombardamenti alleati sulla popolazione, sui processi sociali che
prendono l’avvio tra la caduta di Mussolini –25
luglio943 –, la firma dell’armistizio e
l’inizio dell’occupazione tedesca.
La seconda parte, dal novembre 1943 al 23 febbraio 1944, riguarda
invece l’esperienza partigiana di Artom e offre una
rappresentazione immediata e priva di retorica della vita delle bande,
delle dinamiche sociali interne, dei contrasti politici e personali,
delle tensioni tra popolazioni locali e combattenti. La cronaca degli
eventi piccoli e grandi che segnano la vita dei resistenti è
in primo piano, ma intrecciate ad essa compaiono dense riflessioni
sull’etica dei resistenti, sulle implicazioni politiche e
morali delle scelte che essi dovettero compiere per affrontare le sfide
del momento.
Dalle annotazioni del diario risulta evidente come per Artom il senso
della lotta non stesse tanto e solo nello scontro armato, quanto nella
possibilità di delineare una socialità e una
moralità diverse.
Sono questi gli elementi che fanno dei diari di Artom un documento di
grande efficacia storiografica e li pongono fra le testimonianze
più alte della moralità della Resistenza.
Conferenza di Roberto Birindelli già docente di Letteratura anglo-americana nell’Università di Siena
Michael Chabon (1963) è considerato, nonostante la giovane età, uno dei più grandi maestri della letteratura contemporanea; i suoi lavori sono caratterizzati da un linguaggio complesso con un uso frequente di metafore e un vocabolario molto ricco. Esordì con I misteri di Pitsburgh (1988), che ottenne subito un enorme successo mondiale e proseguì con Wonder Boys, romanzo che racconta con finezza e umorismo la storia – autobiografica e tragicomica – di uno scrittore che non riesce a concludere il suo monumentale romanzo. Nathan Englander (1970) cresciuto a New York, vive a Gerusalemme. Per alleviare insopportabili impulsi, pubblicato in contemporanea in otto Paesi dai maggiori editori (2007), lo ha rivelato alla critica e al pubblico un autore che, nonostante sfoggi il misticismo e la paradossale ironia tipici della cultura yiddish, si presenta come un autore capace di rendere universali le vicende squisitamente ebraiche. Jonathan Safran Foer (1977) ha avuto grande successo con il suo romanzo d'esordio Ogni cosa è illuminata, pubblicato in Italia nel 2002 e dal quale è stato anche tratto un film omonimo nel 2005.
Presentazione del volume Il
treno dell’ultima notte (Rizzoli,
2008)
Angelo
Guglielmi Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, ne
parla con l’autrice Dacia Maraini scrittrice
Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole
costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha
sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia
scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui
ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade
sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un
pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz.
Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia,
attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione,
ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita
e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che
resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di
Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia
la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri
armati russi sventrano i palazzi.
Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui
si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e
dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la
speranza incoercibile di un mondo diverso.
Presentazione del volume Le
“emancipate”. Le donne ebree in Italia nel XIX e
XX secolo (Viella, Roma 2008)
Liliana
Picciotto responsabile di ricerca della Fondazione Centro
di
Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), ne parla con
l’autrice Monica Miniati docente
all’Université de Paris XII e
all’École des Hautes Etudes en Sciences Sociales
Nella comunità ebraica italiana del XIX e del XX secolo, la donna si trova al centro di un dibattito sull’avvenire della famiglia, dell’educazione dei bambini e sulla continuità della tradizione di fronte alle minacce legate all’emancipazione. La dimensione femminile è rappresentativa delle difficoltà della condizione ebraica in continua evoluzione, delle ambiguità di una minoranza che ha cercato di inserirsi e di elevarsi socialmente salvaguardando al contempo la propria specificità. Il pieno inserimento degli ebrei nella società italiana non si realizza solamente con la presenza degli uomini in campo economico, culturale e politico, ma anche attraverso quella delle donne al di fuori della famiglia e della comunità. Il percorso delle donne ebree e delle donne italiane fu in parte simile: esse hanno condiviso lo stesso destino, le stesse aspirazioni.