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museo di qualita 

MEB - Museo Ebraico di Bologna

via Valdonica 1/5
40126 Bologna
Italy
Tel. +39 051.2911280
Fax +39 051.235430
email: info@museoebraicobo.it

 

LE LUCI DI HORN. Storie di un astronomo di Bologna

MOSTRA - Inaugurazione sabato 20 maggio 2017, ore 21.30 in occasione della Notte Europea dei Musei - A cinquant'anni dalla sua scomparsa, Museo Ebraico, Sofos, Ethnos, INAF Osservatorio Astronomico di Bologna e Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Bologna, dedicano una mostra e una serie di conferenze a questo scienziato geniale, pioniere della divulgazione scientifica, personaggio eclettico, patriota. Museo Ebraico di Bologna 20 maggio – 30 luglio 2017. Ingresso libero.

LE LUCI DI HORN

Museo Ebraico di Bologna
20 maggio – 30 luglio 2017

Inaugurazione sabato 20 maggio 2017 | ore 21.30

Horn_locandina

Guido Horn d’Arturo (Trieste 1879-Bologna 1967), ebreo triestino, fu direttore dell’Osservatorio universitario di Bologna per un trentennio, interrotto solo dall’epurazione razziale.

A cinquant'anni dalla sua scomparsa, Museo Ebraico, Sofos, Ethnos, INAF Osservatorio Astronomico di Bologna e Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Bologna dedicano una mostra e una serie di conferenze a questo scienziato geniale, pioniere della divulgazione scientifica, personaggio eclettico, patriota.

Horn nasce a Trieste nel 1879, da una famiglia ebrea: il nonno, Raffaele Sabato Melli, era il rabbino della città. La formazione culturale mitteleuropea, gli umori della Trieste di Svevo, austroungarica eppure profondamente italiana, contribuiscono a definire la personalità di Guido, un umanista del suo tempo, sempre pronto a sperimentare e aprirsi al nuovo.

Al di fuori dell’astronomia, infatti, la vita di Guido Horn è tutt’altro che priva di interessi. Probabilmente per la sua natura di osservatore meticoloso e per via degli studi di storia dell’astronomia condotti sui testi antichi alla ricerca di fenomeni da indagare in un’ottica e con strumentazioni più moderne, è affascinato dalla storia, dalla letteratura, dall’arte, dal teatro, dalla filologia. Non solo uno scienziato, dunque, ma un intellettuale dai molteplici interessi, che merita di essere ricordato per la sua attività astronomica, ma anche per la sua opera di divulgazione e diffusione dei risultati scientifici ottenuti, tramite le Pubblicazioni dell’Osservatorio Astronomico Universitario e la fondazione della rivista Coelum, fondata nel 1931 e pubblicata fino al 1986 dall’Università di Bologna. Nonché per il rilancio e l’arricchimento della Biblioteca del Dipartimento di astronomia.

Il tutto in mezzo alle due guerre mondiali: la Prima vissuta da protagonista, come volontario irredentista, la Seconda da perseguitato, a causa delle sue origini ebraiche. La follia razzista lo allontana dal suo Osservatorio fino a quando, nel secondo dopoguerra, viene reintegrato nell’incarico e nell’abitazione, all’interno dell’Osservatorio stesso, potendo così continuare la sua attività scientifica.

Sin dagli anni Trenta, Horn ideò, una metodologia del tutto nuova di costruzione e aggiustamento degli specchi dei telescopi, “lo specchio a tasselli” che ha rivoluzionato lo sviluppo della moderna astronomia osservativa, realizzando nei primi anni Cinquanta uno specchio da 1,8 m di diametro complessivi, composto da 61 tasselli esagonali.

Questo strumento può ben essere considerato il progenitore dei moderni grandi telescopi, tra i quali lo European Extremely Large Telescope dell’ESO, di 39 m con 798 tasselli, che sarà operativo in Cile dal 2024, e, nello spazio, il James Webb Space Telescope della NASA, di 6,5 m con 18 tasselli, il cui lancio è previsto nel 2018.

Horn muore a Bologna nel 1967. Sia il prototipo da 1 m che lo specchio da 1,8 m, nella sua collocazione originale, possono essere oggi ammirati nel Museo della Specola.

ingresso libero

 

Segnaliamo la seguente iniziativa del Museo civico del Risorgimento:

Irredenti a Bologna negli anni della Grande Guerra

Visita guidata

sabato 20 maggio 2017 | ore 14

Un percorso urbano che toccherà alcuni luoghi di Bologna legati alla presenza di un folto gruppo di “Irredenti” triestini che trascorsero periodi della propria vita a Bologna tra gli anni ‘70 dell’800 e la Prima Guerra Mondiale: studiando, lavorando, insegnando. Durata 2h30' ca.

Ritrovo alle ore 14 all'ingresso del Museo del Risorgimento, Piazza carducci 5. Partecipazione libera, non è richiesta prenotazione. Info 051225583 museorisorgimento@comune.bologna.it

Organizzato da Museo civico del Risorgimento e Associazione Emilia-Romagna al fronte, in collaborazione con Gruppo Ermada Flavio Vidonis di Duino Aurisina, Sistema Museale d'Ateneo dell'Università di Bologna.

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