Il testo italiano è tratto da

Il Cantico dei Cantici di re Salomone

traduzione di Dante Lattes

Unione delle Comunità Israelitiche italiane, 1965

Capitolo I

1 Il Cantico dei Cantici di Salomone.

2 Oh mi baciasse coi baci della sua bocca!

poiché le tue carezze amorose sono migliori del vino!

3 Per l'odore dei tuoi olii profumati,

(il tuo solo nome è un profumo diffuso)

le ragazze ti amano.

4 Trascinami dietro a te che corriamo insieme.

Il re mi ha condotto nelle sue stanze

ed ora, dopo aver gioito e goduto insieme con te,

ricorderemo le tue carezze amorose che son più care del vino;

sicché giustamente (le ragazze) ti amano.

5 Io son bruna ma bella, o figlie di Gerusalemme,

come i padiglioni di Kedàr

come le tende di Salomone.

6 Non mi guardate così perché son mora;

è stato il sole che mi ha bruciata;

i figli di mia madre se la son presa con con me,

mi hanno posto a guardia delle vigne,

ed io non ho potuto custodire la vigna mia.

7 Dimmi, o amore dell'anima mia,

dove tu pascoli,

dove fai riposar le pecore sul mezzogiorno,

perché non vorrei essere come una donna velata

presso le greggi dei tuoi compagni!

8 Se non lo sai, o bellissima fra le donne,

escitene sulle orme del gregge

e pascola le tue caprette

presso le dimore dei pastori.

9 Alla cavalla dei cocchi di Faraone

io ti assomiglio, o mia compagna.

Le tue guance son graziose in mezzo alle catenelle,

e il tuo collo fra le collane.

11 Monili d'oro ti faremо

con punte d'argento.

12 Mentre il re siede sul suo divano,

il mio nardo manda il suo profumo.

13 Un mazzolin di mirra è per me l'amato mio

che dorme fra le mie mammelle.

14 Un grappolo di cipro è l'amato mio per me,

nelle vigne di Enghedi.

15 Quanto sei bella, amica mia,

quanto sei bella!

hai occhi di colomba!

16 Anche tu sei bello, mio diletto,

e anche gentile;

ed il nostro letto è tutto verdeggiante.

17 Le travi delle nostre case sono di cedro,

e le nostre pareti sono di cipressi.

Capitolo II

1 Io sono il giglio dello Sharon,

la rosa delle valli.

2 Come una rosa fra le spine

tale è la mia amata fra le ragazze.

3 Come un melo fra gli alberi del bosco,

tale è il mio amato fra i giovani.

Nella sua ombra io desidero di assidermi

e il suo frutto è dolce al mio palato.

4 Mi ha portato nella casa del vino

e il suo vessillo è per me amore.

5 Sostenetemi con focacce di uva passa,

ridatemi forza con le mele,

poiché io sono malata d'amore.

6 La sua sinistra poggia sotto la mia testa

e la sua destra mi abbraccia.

7 Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme,

per le cerve o per le gazzelle della campagna,

non destate, non risvegliate

l'amore finché non voglia.

8 È la voce del mio amato, eccolo che giunge!

salta per i monti,

balza sulle colline.

9 Il mio amato somiglia ad un cerbiatto

o ad una giovane gazzella;

eccolo che se ne sta dietro la nostra parete,

guarda dalla finestra,

fa capolino dalle grate.

10 Mi fa cenno e mi dice:

«Su, alzati, amica mia,

bella mia, muoviti;

11 perché, vedi, l'inverno è passato,

la pioggia è cessata, è scomparsa,

12 le gemme si fan vedere sulla terra;

è giunta la stagione dell'usignolo

e la voce della tortorella si ode già nella nostra contrada;

13 il fico ha spuntato i suoi primi frutti,

le viti in fiore mandano profumi;

su dunque, amica mia,

bella mia, muoviti!»

14 O mia colomba (che ti nascondi) nelle fessure della roccia,

al riparo delle grandinate,

mostrami il tuo bel volto,

fammi sentire la tua voce,

poiché la tua voce è soave,

e il tuo volto è grazioso.

15 Prendeteci le volpi,

le piccole volpi

che guastan le vigne

e la nostra vigna è già in fiore.

16 Mio è l'amato mio ed io son sua,

di lui che pascola fra le rose.

17 Finché spunti il giorno

e prima che si dileguino le ombre,

vientene, o amor mio, simile a un cerbiatto

 o ad un giovane capriolo

verso i monti di Beter

Capitolo III

1 Sul mio giaciglio nelle notti

ho cercato colui che l'anima mia ama tanto,

l'ho cercato - ma non l'ho trovato.

2 Ora ho voluto alzarmi e andare in giro per la città,

per le strade e per le piazze,

a cercare colui che l'anima mia ama.

L'ho cercato ma non l'ho trovato.

3 Mi sono imbattuta nelle guardie

che fanno la ronda per la città:

- Colui che l'anima mia ama - (ho domandato) - l'avete visto?

4 Mi ero appena allontanata da loro,

che ho trovato colui che l'anima mia ama;

l'ho afferrato per non più lasciarlo,

finché l'ho condotto

a casa di mia madre,

nella camera della mia genitrice.

5 Vi scongiuro, o figliuole di Gerusalemme,

per le cerve e per le gazzelle della campagna,

non destate, non risvegliate

l'amore, finché non voglia.

6 Che cosa è ciò che sale dal deserto,

quali colonne di fumo,

fragrante di mirra e d'incenso,

di ogni polvere di profumiere?

7 È il baldacchino di Salomone;

sessanta guerrieri gli sono intorno,

dei prodi d'Israele,

8 tutti cinti di spada,

esperti di guerra,

ciascuno colla sua spada al fianco

per la paura delle notti.

9 Un baldacchino s'è costruito il re Salomon

con legname del Libano,

10 Ha fatto le colonne d'argento,

la spalliera d'oro,

il sedile di porpora;

l'interno tutto ricamato dall'amore

delle figlie di Gerusalemme.

11 Venite fuori a vedere, o figlie di Sion,

il re Salomone,

con la corona di cui l'ha cinto sua madre

nel giorno delle sue nozze,

nel giorno della letizia del suo cuore.

Capitolo IV

1 Sei veramente bella, amica mia,

sei proprio bella!

Gli occhi tuoi son colombi

attraverso il tuo velo;

i tuoi capelli sono un gregge di capre

che calano dal monte di Ghilad;

2 i tuoi denti sono come un gregge di capre

tutte uniformemente tosate,

che salgono dal bagno

e son tutte gemelle,

e non c'è n'è neppure una che sia scompagnata.

3 Come un filo di scarlatto sono le tue labbra,

e la tua bocca è graziosa,

la tua tempia è come una fetta di melagrana

oltre la tua chioma.

4 Il tuo collo è come la torre di David

costruita quale museo d'armi;

mille scudi vi sono appesi,

tutti trofei di eroi.

5 Le tue mammelle sono come due giovani gazzelle gemelle,

pascenti in un campo di rose.

6 Prima che tramonti il giorno

e fuggano le ombre,

io voglio andarmene verso il monte della mirra

e verso la collina dell'incenso.

7 Sei tutta bella, amica, mia,

e non hai alcun difetto.

8 (Vieni) dal Libano con me, o sposa,

con me dal Libano vieni;

volgi lo sguardo dalla cima dell'Amanà,

dalle cime del Senir e del Hermon,

dalle tane dei leoni,

dai monti dei leopardi.

9 Mi hai affascinato, o sorella mia sposa,

mi hai sedotto con uno solo dei tuoi sguardi,

con uno dei monili della tua collana.

10 Quanto son piacevoli le tue carezze, o sorella mia sposa,

quanto più gradite del vino sono le tue carezze

e il profumo dei tuoi unguenti è più soave di tutti gli aromi.

11 Favi di miele stillano le tue labbra, o sposa;

miele e latte stan sotto alla tua lingua

e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano!

12 Tu sei un giardino chiuso, o mia sorella sposa,

un giardino chiuso, una fonte sigillata;

13 i tuoi rami formano un giardino di melograni con deliziosa frutta;

son piante di cipro e di nardo,

14 di nardo e di croco, di canna odorosa e cinnamomo,

con tutti gli alberi d'incenso,

di mirra e d'aloe,

coi più scelti aromi.

15 O fonte di giardini,

o pozzo d'acque vive

scorrenti dal Libano.

16 Destati, o aquilone;

vieni, o austro;

soffia sul mio giardino,

e stillino i suoi aromi,

entri il mio amato nel suo giardino

e goda dei suoi frutti deliziosi.

Capitolo V

1 Sono entrato nel mio giardino, o sposa, o sorella mia!

ho colto la mia mirra col mio balsamo,

ho mangiato il mio favo col mio miele,

ho bevuto il mio vino col mio latte.

Mangiate, compagni,

bevete e ubriacatevi, amici,

2 Io dormo ma il mio cuore è desto.

Una voce; è l'amico mio che picchia.

- Aprimi, sorella mia,

amica mia, mia colomba, mia immacolata,

che il mio capo è zuppo di rugiada,

le mie chiome son colme di gocce notturne.

3 - Mi son già spogliata della camicia,

come faccio ora a vestirla di nuovo?

Mi son già lavati i piedi

e ora dovrei insudiciarmeli?

4 Il mio amico ha teso la mano oltre il buco,

e le mie viscere hanno palpitato per lui.

5 Mi sono alzata ad aprire all'amor mio

e le mie mani stillavan mirra

e le mie dita (gocciavano) mirra schietta

sull'impugnatura della serratura.

6 Ho aperto al mio amore,

ma l'amor mio era scomparso, se n'era andato.

M'ero sentita venir meno mentre parlava;

ed ora che lo cercavo, non riuscivo più a trovarlo;

ora che lo chiamavo, egli non mi rispondeva.

7 Mi hanno trovato le guardie

in giro per la città,

mi hanno battuta e mi hanno ferita;

poi mi hanno strappato il fazzoletto di dosso

le guardie delle mura.

8 Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme,

se troverete il mio amico,

che cosa gli direte?

(Ditegli) Che io son malata d'amore.

9 - Che specie d'amico è il tuo,

o bellissima fra le donne?

Che raro amico è il tuo,

che tu ci scongiuri così?

10 - L'amico mio è bianco e rosso,

si distingue fra diecimila.

11 Il suo capo è oro di zecca,

le sue chiome son tutte ricciute,

nere come il corvo;

12 gli occhi suoi sono come colombe

presso i rivi d'acqua,

che si bagnano nel latte

e posano in una perfetta incastonatura;

13 le sue guance son come un'aiuola balsamica,

come torre di profumieri;

le sue labbra son rose

stillanti mirra schietta;

14 le sue mani sono cilindri d'oro,

incastonati in un topazio,

il suo corpo è solido avorio,

ricoperto di zaffiri.

15 Le sue cosce son colonne di marmo

che poggiano sopra basi di oro;

ha la figura simile al Libano,

è giovane come i cedri.

16 Il suo palato è dolcezza,

egli è tutto un incanto.

Questo è l'amico mio, questo è il mio compagno,

o figlie di Gerusalemme.

Capitolo VI

Dov'è andato il tuo amico,

o la più bella fra le donne?

Da che parte si è diretto,

che ti aiuteremo a cercarlo?

2 L'amato mio è sceso nel suo giardino,

verso le aiuole profumate,

per pascolare negli orti

e per cogliere le rose.

3 Io sono del mio amato e il mio amato è mio,

che pascola fra le rose.

4 Tu sei bella, o amica mia, come Tirzah,

magnifica come Gerusalemme,

terribile come un esercito schierato in battaglia!

5 Toglimi i tuoi occhi di dosso

perché essi mi fan paura!

Le tue chiome son come greggi di capre

che scendono dal Ghilad.

6 I tuoi denti son come un armento di pecore

che risalgono dal bagno,

che son tutte eguali come gemelle

e non ve n'ha una scompagna.

7 Come una fetta di melagrana è la tua tempia,

oltre le tue chiomе.

8 Son sessanta regine

e ottanta concubine

e infinite vergini donzelle.

9 Una sola è la mia immacolata colomba,

ella è unica per sua madre,

ella è pura per la sua genitrice;

le figliole che ľ'han veduta, l'hanno dichiarata felice,

regine e concubine l'hanno esaltata.

10 Chi è costei che si affaccia come l'aurora,

bella come la luna,

limpida come il sole,

terribile come esercito in campo?

11 Nel giardino delle noci sono scesa

per vedere le giovani piante della valle,

per vedere se fosse fiorita la vite,

se i melagrani avessero spuntato le gemme.

12 Non mi parve d'essere più io:

mi avevano posto sui carri del mio popolo generoso.

Capitolo VII

1 Voltati, voltati, o tu, la Shulammita!

Voltati, voltati, che ti vediamo!

- Che cosa volete vedere, nella Shulammita,

forse come un ballo delle due schiere?

2 Come sono belli i tuoi piedi nelle scarpe,

o figlia di nobile casato!

Le flessuose curve delle tue anche sono come monili,

opera di mani d'artista.

Il tuo ombelico è una coppa rotonda

in cui non manca mai la mista bevanda,

il tuo ventre è un mucchio di grano

avvolto nelle rose;

4 le tue mammelle sono come due giovani caprioli gemelli;

5 il tuo collo è come una torre d'avorio;

i tuoi occhi sono come le piscine di Heshbon

presso la porta di Bat-rabbim,

il tuo naso è come la torre del Libano

che guarda verso Damasco;

6 il tuo capo (si alza) sopra te come il Carmelo

e la chioma del tuo capo è come la porpora;

un re tu tieni prigioniero nelle tue trecce.

7 Quanto sei bella, quanto sei graziosa,

sei un amore pieno di delizie!

8 Cotesto tuo portamento assomiglia alla palma

e le tue mammelle ai suoi grappoli.

9 Io ho detto:

Monterò sulla palma,

mi afferrerò ai suoi rami

e le tue mammelle saranno

come i grappoli della vite

e il profumo delle tue nari

come quello delle mele,

10 e il tuo palato come il buon vino

che dritto va all'amico mio,

e fa perfino parlare le labbra degli addormentati.

11 Io sono del mio amico,

e la sua passione è per me.

12 Vieni, amico mio,

andiamo verso la caтpagna,

pernottiamo nei villaggi,

13 alziamoci di buon mattino nelle vigne,

per vedere se la vite è germogliata,

14 se sono sbocciati i fiori,

se sui melograni sono spuntate le gemme.

Là io ti darò le mie carezze amorose.

14 Le mandragore mandano odore,

e sulle nostre porte ci sono tutti i frutti più squisiti,

nuovi e vecchi;

li ho serbati per te, o amico mio!

Capitolo VIII

1 Magari tu fossi per me come un fratello,

che prende il latte dalle mammelle di mia madre;

allora, quando ti trovassi per la strada, ti bacerei

e nessuno mi giudicherebbe male.

2 Ti farei da guida e ti condurrei

a casa di mia madre, che mi ammaestrerebbe;

ti darei da bere del vino aromatico,

del succo del mio melograno.

3 La sua sinistra (poggerebbe) sotto la mia testa

e colla tua destra mi abbracceresti.

4 Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme,

perché vorreste svegliare e destare

l'amore prima che sia soddisfatto?

5 Chi è colei che vien su dal deserto,

appoggiata all'amico suo?

- Sotto un melo ti ho destato;

laggiù ti aveva partorito la tua mamma;

laggiù si era sgravata di te la tua genitrice.

6 Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,

come un sigillo sul tuo braccio,

perché forte come la morte è l'amore,

inesorabile come la tomba è la gelosia;

i suoi ardori sono ardori di fuoco;

sono fiamma divina.

7 Nessun'acqua abbondante potrebbe

spegner l’amore

né i fiumi sommergerlo;

se qualcuno offrisse

tutti gli averi della sua casa in cambio dell'amore,

sarebbe un essere spregevole.

8 Abbiamo una piccola sorellina

ma non ha mammelle,

che cosa faremo della nostra sorella

il giorno che si parlerà di lei?

9 Se è una muraglia,

ci costruiremo sopra un castello d'argento;

se è una porta,

la cingeremo d'una tavola di cedro.

- Io sono una muraglia

e le mie mammelle son come torri;

per cui sono diventata agli occhi suoi

come una fonte di felicità.

11 Salomone aveva una vigna

in Baal-hamon,

affidò la vigna ai guardiani;

ognuno doveva portare come suo frutto

mille sicli d'argento.

12 La vigna mia io l'ho qui davanti a me;

i mille sicli tienteli tutti per te, o Salomone!

e danne pure duecento ai guardiani del suo frutto.

13 O tu che abiti nei giardini,

i compagni stanno in ascolto alla tua voce,

fammela sentire!

14 Corri, o amico mio,

e sii simile al capriolo

o al giovane cervo,

sui monti degli aromi.

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