La Bibbia ebraica miniata di Imola

Il prezioso manoscritto prodotto a Toledo intorno al 1480, oggi conservato presso la Biblioteca Comunale di Imola, è visibile al Museo Ebraico nell'ambito della mostra IDENTITA' NASCOSTE - attualmente sospesa per chiusura dei musei fino al 3 dicembre 2020.

Il manoscritto membranaceo contenente la Bibbia ebraica miniata, conservato presso la Biblioteca Comunale di Imola, è databile alla seconda metà del XV secolo, probabilmente intorno al 1480.

Prodotto in Spagna, a Toledo, da uno scriba sefardita, nelle 355 carte sono copiati i 24 libri che compongono la Bibbia ebraica, secondo l’ordine proprio della tradizione ebraica.

Il testo è disposto su due colonne di righe 38; la scrittura è in caratteri ebraici quadrati di tipo sefardita, con vocali e accenti. Di notevole qualità è la legatura in cuoio bruno, contemporanea alla redazione del manoscritto, con ricco decoro in stile ispano-moresco.

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Le miniature sono da attribuirsi a tre artisti diversi, probabilmente non ebrei, come era frequente: il primo decora gli incipit dei cinque libri della Torah e gli splendidi bordi fioriti a colori vivaci, animati da vari uccelli e altri animali dipinti in grisailles, con putti, giullari e centauri con un gusto quattrocentesco e rinascimentale molto raffinato e con influenze fiamminghe; l’artista che ha decorato la grande menorah e l’altare del sacrifici ricorre al gusto e stilemi propri dell’arte spagnola; il terzo miniatore ha realizzato in vivaci colori e oro le incorniciature a bifora delle pagine iniziali e finali.

Paradigmatica è la storia del manoscritto. La Bibbia di Imola fa parte di un gruppo di Bibbie - ora a Genova e a Parma - che presentano fra loro forti similitudini e che provengono dallo stesso centro scrittorio e dalla stessa legatoria di Toledo.

Il primo possessore, Mordekai Kohen ben Shemuel Kohen, approda nel Regno di Napoli in fuga dalla Spagna a seguito dell’editto di espulsione degli ebrei nel 1492, portando tra i suoi beni questa preziosa Bibbia; nel gennaio 1493, forse perché in difficoltà economiche, la vende a Avraham ben Shelomoh Galior.

Dopo questa notizia, nulla ci è dato sapere su come la nostra Bibbia abbia da Napoli risalito la Penisola, ma grande era la mobilità degli ebrei che si spostavano continuamente, ed è noto che tra XIV e XVI secolo il cuore della cultura ebraica italiana pulsava tra le grandi comunità del nord Italia. Infatti, già dal 1578 la nostra Bibbia risulta presso la famiglia Da Fano, un nobile casato, che la possiede per quasi due secoli, prima a Ferrara e poi probabilmente a Lugo: le note (nascite e morti) vergate dai membri della famiglia Da Fano nel corso di diverse generazioni dal 1578 al 1760 occupano tre pagine scritte fittamente da varie grafie.

Nel 1798, la Bibbia miniata è registrata fra i libri della Biblioteca Comunale di Imola.

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pubblicato il 2020/10/22 12:48:00 GMT+1 ultima modifica 2020-11-05T15:31:24+01:00

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